Il premio Nobel Bob Shiller: una recessione farebbe capitolare Trump

L'economista è convinto che nel caso - probabile - che l'America piombi in una fase recessiva, Trump perderebbe la Casa Bianca.

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Un presidente come Donald Trump che ha rimesso in gioco tanti dei principi cardini degli Stati Uniti – come quello del liberalismo – in  nome dell’agenda “America First” – si è giocato tutto con la carta della crescita dell’economia e del mercato del lavoro interno. Se una recessione dovesse attanagliare la prima economia al mondo, allora per il leader Repubblicano sarebbe difficile essere rieletto.

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A dirlo è il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller, il quale è convinto che nel caso – non improbabile – che l’America piombi in una fase recessiva, Trump non otterrebbe la vittoria alle presidenziali dell’anno prossimo. Tuttavia, le possibilità che questo accada prima di novembre 2020 sono inferiori al 50%.

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Robert J. Shiller è un economista statunitense con cattedra all’Università di Yale: considerato uno dei padri della finanza comportamentale è uno dei massimi esperti di dinamica dei prezzi e formazione di bolle speculative. Fu insignito del Premio Nobel in Economia nel 2013.

Con Trump prezzi immobiliari alle stelle

“Una recessione sancirebbe la fine della presidenza Trump“, dice Shiller citando quanto accaduto prima ad altri presidenti. “Le recessioni sono sempre state una cattiva notizia per i presidenti in carica. La storia di Trump è vecchia di 50 anni e risale a quando il tycoon newyorchese muoveva i primi passi nel mercato immobiliare.

Shiller sottolinea che lo stesso Trump sa benissimo che una recessione stonerebbe con il suo motto “make America great again”. Chi è contento di sapere che ci potrebbe essere un presidente diverso alla Casa Bianca a partire da gennaio 2021, tuttavia, potrebbe però ricredersi una volta saputo quanto il premio Nobel ha da dire sull’andamento dei prezzi delle case.

I commenti di Shiller sul coefficiente da lui coniato sui prezzi immobiliari devono fare riflettere. Secondo lui, se il coefficiente CAPE è su livelli storicamente elevati (quasi a 30 punti negli Usa) lo si deve in gran parte alla presenza Trump. “Anche chi non lo ama, è ispirato dal suo approccio marcatamente pro business“.

La sua presenza è una buona notizia per i titoli “growth”. Ancor più se si pensa che lo spirito dei nostri tempi, sottolinea Shiller, non è quello “noioso” di investire in azioni “value”.  “Inseguire un rally alimentato da Trump e investire in titoli che hanno una bella storia è, sempre secondo il professore, molto più divertente“.

 

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1 commento

  1. hedge

      

    totalmente d’accordo con questo articolo, e con Shiller