Rosenberg: lavoro Usa non ha superato test chiave, crisi dietro l’angolo

Report occupazionale fallisce la 'Teoria del Dow': l'opinione dell'analista che fu tra i primi a prevedere la Grande Recessione del 2008.

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L’ultimo rapporto occupazionale Usa non ha superato un test cruciale, secondo l’illustre economista David Rosenberg, e questo è un cattivo presagio per la prima economia al mondo. Secondo il Chief Economist e Strategist di Gluskin Sheff, la recessione sarebbe addirittura “dietro l’angolo”.

Se si esamina nel dettaglio il report del mercato del lavoro nel mese di settembre, si nota come i settori manifatturiero dei beni durevoli e quello dei trasporti con i camion hanno perso posti di lavoro rispetto al computo del mese precedente. Questo nonostante gli Stati Uniti abbiano creato posizioni nel complesso.

Nello specifico Rosenberg fa notare che circa 4mila posti di lavoro sono andati perduti nei due comparti a settembre. “L’importante report mensile occupazionale non ha passato l’esame della Teoria del Dow”, scrive in un tweet Rosenberg. “Sia la componente industriale sia quella dei trasporti hanno visto calare di circa 4mila unità le posizioni di lavoro. La recessione non è ancora arrivata ma è dietro l’angolo”.

Mercato del lavoro non supera test della “Teoria del Dow”

La debolezza riscontrata in quei comparti, secondo Rosenberg, è destinata ad espandersi a macchia d’olio nel resto dell’economia. Significa che nei prossimi mesi l’espansione economica dell’America subirà una battuta d’arresto. Non sono buone notizie per Donald Trump, che per farsi rieleggere a novembre 2020 punta sull’accelerazione continua dell’attività economica e del mercato del lavoro.

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L’opinione di Rosenberg si basa sulla “teoria del Dow”, un indice tecnico secondo cui i settori industriali e dei trasporti devono crescere a braccetto perché il mercato azionario possa inanellare fasi di rialzo sostenute.

Chiaramente il report occupazionale governativo pubblicato venerdì scorso dà spazio a tante interpretazioni, ma per Rosenberg deve fare suonare un campanello d’allarme. Per la verità Rosenberg non è nuovo a previsioni pessimistiche sui mercati finanziari e finora di recente non ci ha indovinato. Detto questo, non bisogna dimenticare che fu uno dei primi a presagire l’arrivo della Grande crisi finanziaria.

A tenere a galla l’economia Usa sono spese consumatori

Quello che cambia rispetto al passato, dice, è che stavolta il motivo del suo pessimismo è legato alla recessione in arrivo. A pesare sulle prospettive economiche contribuiscono la crescita dei salari che continua ad andare a rilento e le tensioni commerciali internazionali che non si allentano.

Il settore manifatturiero è già entrato in una fase recessiva e in un’intervista uscita di recente su Business Insider Rosenberg ha ricordato che anche altre componenti dell’economia come il reparto delle costruzioni, le spese in conto capitale e l’immobiliare, stanno andando male.

L’unica cosa che ha tenuto in vita l’economia e i mercati sin qui sono le spese ininterrotte dei consumatori, che costituiscono la più ampia fetta dell’attività economica statunitense. Se il ritmo delle assunzioni e l’incremento delle buste paga dovessero rallentare, la domanda per beni manifatturieri e al consumo si affievolirebbe. Sta già accadendo, in parte, e questo non è un segnale positivo per i mesi a venire.

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