Vuoi comprare una radio privata? Oggi puoi: ecco l’asta di 148 siti AM (e antenne) di trasmissione

Il ministero dello Sviluppo economico offre 148 siti di trasmissione, 148 antenne, a chi vorrà tentare l’avventura delle onde medie. La radiofonia in Am – cantata da Ivano …

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Il ministero dello Sviluppo economico offre 148 siti di trasmissione, 148 antenne, a chi vorrà tentare l’avventura delle onde medie. La radiofonia in Am – cantata da Ivano Fossati in “La mia banda suona il rock”, un tempo riserva indiana della sola Rai – si prepara a vivere la sua seconda giovinezza. E la stagione nuova sarà nel segno degli editori privati.

I 148 siti di trasmissione hanno tutti una precisa collocazione sul territorio italiano, e possono irradiare il segnale lungo altrettante frequenze. Il diritto d’uso di questi siti e delle frequenze non sarà messo all’asta. Il ministero lo assegnerà gratis – a soggetti preferibilmente privati – dopo un “concorso per titoli”. Società di persone o capitali, fondazioni, cooperative, associazioni potranno presentare la domanda di assegnazione entro il 30 settembre 2016. Molte le web radio, le emittenti cattoliche, le associazioni universitarie interessate ad essere della partita. Una volta chiuso il concorso e assegnate le frequenze ai privati (per 20 anni), l’Italia avrà archiviato la stagione del monopolio Rai in questa banda di trasmissione. L’Unione europea, che ci chiedeva di andare in questa direzione, potrà deporre così la sua minaccia di procedura d’infrazione.

La radiofonia ad onde medie non è un reperto dell’era giurassica, anzi. Queste nostre frequenze in Am sono un bene pregiato. Tutte e 148, intanto, sono coordinate a livello internazionale in base agli accordi tecnici di Ginevra, del 1975. Il segnale radio, se irradiato nei limiti di kilowatt che il ministero stesso precisa, non sconfinerà nei territori dei Paesi confinanti. Queste frequenze, poi, sono in grado di coprire territori enormi. La frequenza 540 di Torino, ad esempio, può raggiungere l’intero Piemonte (con l’eccezione della Val d’Ossola e di Verbania). E necessita di un’unica antenna con una potenza di emissione di appena 10 kilowatt.

Certo, non tutto sarà semplice ed economico. Il ministero mette a disposizione, ad esempio, una signora frequenza a Roma, è la 846. Questa storica frequenza, abbandonata ormai dalla Rai che conserva solo 11 impianti in Italia, permette di raggiungere l’intero Lazio, l’Umbria, il sud delle Marche, l’Abruzzo, Isernia. E poi: il nord della Campania e della Sicilia, la Sardegna, l’intera costa della Toscana fino alla Liguria. Chi prenderà questa frequenza dovrà piantare il suo ripetitore a Santa Palomba, lungo la via Ardeatina, nel Comune di Pomezia. E l’operazione non sarà così semplice, da quelle parti.

L’Eiar, voce del fascismo, accese un’antenna a Santa Palomba già nel 1929 ed una seconda – alta addirittura 265 metri – nel 1936. La Rai, che ereditò questi impianti, dovette interrompere le emissioni nel 2002. Una sentenza del Tar, su ricorso del Comune di Pomezia, contestava l’inquinamento elettromagnetico eccessivo. Le trasmissioni Rai ripresero solo nel 2007 con una mini-antenna di appena 75 metri a bassa potenza mentre un secondo ripetitore di 186 metri venne abbattuto nel 2013. Oggi l’intera area, abbandonata dalla tv di Stato, è sporca e degradata. Per recuperarla servono soldi e il coraggio di sfidare un territorio che non vuole più sentire parlare di tralicci e onde radio.

Altra incognita in questa partita dell’Am è la presenza di alcune emittenti su frequenze che ora vengono offerte dal ministero (un caso è segnalato nel veronese). Si propone un bene occupato, insomma. Queste emittenti non hanno titolo formale a trasmettere sulla banda ad onde medie; per questo il ministero le ha diffidate. Il problema è che spesso hanno vinto il ricorso davanti al magistrato e adesso sarà dura sloggiarle.

Già a gennaio del 2016, il Garante per le Comunicazioni (l’AgCom) ha dettato le regole per le assegnazioni delle frequenze. Il tentativo è di favorire l’affermazione, nella nuova Am, di editori emergenti (non attivi ad esempio nella radiofonia classica in Fm). Un soggetto “nuovo entrante” – solo grazie a questo titolo – ottiene i primi 25 punti. La “potenzialità economica del richiedente” porterà invece soltanto 10 punti: in questo modo si respingono i big del settore e si incoraggiano gli emergenti. Peseranno però, in ogni caso, la qualità del progetto (40 punti) e il piano di investimenti (per altri 25). Chi sperimenterà emissioni in digitale – ad esempio con la tecnologia Dmr – sarà favorito nella corsa alle frequenze.

Fonte: La Repubblica

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