Di Maio è caduto in una trappola. Il M5S farà la fine di Alfano

La scissione di Renzi ha cambiato le carte in tavola e il grillino si ritrova a governare con la Boschi e il partito di Etruria, Jobs Act, trivelle e Ceta.

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La scissione di Renzi ha cambiato le carte in tavola nella maggioranza e il grillino si ritrova a governare con la Boschi e il partito di Etruria, Jobs Act, trivelle e Ceta, scrive con un titolo a tutta pagina La Verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Il Movimento non può sopravvivere a questo ennesimo cedimento. La crisi e il voto sono l’unica soluzione politica, secondo il quotidiano.

Renzi varca il Rubicone: lascia PD per creare partito del 5%

Altri quotidiani si occupano delle conseguenze, che potrebbero essere clamorose, della scissione di Renzi dal Pd. Fino addirittura ad ipotizzare che dopo la scissione di Renzi dal Pd, sarebbe possibile quella nel Movimento 5 Stelle da Luigi Di Maio.

Tra gli scissionisti il capogruppo Francesco D’Uva e la fichiana Carla Ruocco?

Il retroscena del Messaggero è esplosivo e porta alle estreme conseguenze le tensioni latenti tra i grillini fin dai giorni dell’inciucio con i dem. Nodo del contendere, l’alleanza alle regionali in Umbria e non solo. Tra gli scissionisti ci sarebbero diversi big tra cui il capogruppo Francesco D’Uva e la fichiana Carla Ruocco, che però smentiscono categoricamente. E smentisce su Facebook anche la pagina ufficiale dei 5 Stelle, accusando il giornalista del quotidiano romano “di inventarsi la bufala“.

“Abbiamo capito che dopo i renziani e i Thegiornalisti la scissione va di moda – ironizzano -, ma in questo caso è una notizia totalmente infondata. Nessun giornalista infatti ha contattato nostre fonti ufficiali per scrivere questo retroscena. Smentiamo categoricamente il contenuto dell’articolo e sottolineiamo ancora una volta come queste fake news, oltre a tentare di screditare il Movimento, danneggino la libertà d’informazione dei cittadini”.

Elezioni in Umbria, esplode il malumore di consiglieri comunali, deputati e senatori grillini

Più morbido il retroscena del Corriere della Sera, ma altrettanto pesante dal punto di vista politico. Di fronte alla trattative riservate dei vertici Pd e M5s sulla candidata comune in Umbria, è esploso il malumore di consiglieri comunali, deputati e senatori grillini. Il senatore Stefano Lucidi, scrive il Corsera, “ha ipotizzato dimissioni di massa per avere attenzione da parte dei vertici: ‘Se avessi in mano 33 lettere di dimissioni potenziali di tutti i portavoce, forse qualche info riuscirei a ottenerla’”.

Si parla anche in questo caso di “nuovi strappi nel gruppo a Palazzo Madama”. Ci sarebbero anche degli indiziati principali: “Esponenti eletti all’uninominale e al loro primo mandato”. E c’è chi dice, conclude sibillino il Corriere: “Ormai può accadere di tutto”.

Il  Messaggero si occupa invece del voto segreto che alla Camera ha negato l’arresto domiciliare ai danni del deputato di Forza Italia Diego Sozzani, una cronaca illuminante. A poche ore dalla destabilizzante scissione di Matteo Renzi dai dem, la maggioranza Pd-M5s è andata subito in frantumi per colpa di una manciata (49) di franchi tiratori (Zingarettiani? Renziani? Di Leu?) che hanno votato in contrapposizione ai giustizialisti grillini.

Per Renzi 36 deputati M5S erano assenti, e non in sintonia con la maggioranza giallo rossa

Secondo Federico Fornaro, capogruppo di LeU, il voto “nulla ha a che fare con la tenuta della maggioranza e dunque sulle sorti dell’esecutivo”: “Noi abbiamo lasciato libertà di voto e non escludo affatto che qualcuno dei nostri quattordici deputati abbiano votato contro l’arresto” per effettiva convinzione del fumus persecutionis contro il forzista.

Stessa musica dal Nazareno, dove non colpevolizzano i renziani: “A naso questa volta Matteo non c’entra, si è trattato di un voto trasversale dopo il discorso toccante di Sozzani”. La vera pista da seguire, dunque, sarebbe un’altra. Secondo lo stesso Renzi “il no è passato grazie all’assenza di 36 grillini al momento del voto”, anche se stando ai tabulati, sottolinea il quotidiano romano, gli assenti sarebbero stati solo 29″.

Un alto esponente di Italia Viva si difende e rilancia: “Noi non volevamo finire sul banco degli imputati alla prima uscita, accusati di voler sfasciare tutto. In più, i relatori del Pd che avevano chiesto l’arresto di Sozzani erano Scalfarotto e Annibali, entrambi passati con Italia Viva. Siamo i meno sospettabili. Piuttosto andate a vedere tra i dem e tra i 5Stelle”.

Il messaggio è chiaro: da Montecitorio sarebbe stato lanciato un segnale a Palazzo Madama, e in particolare ai senatori di Forza Italia che potrebbero fornire un grosso aiuto a una maggioranza schiacciata da numeri sempre risicati.

 

 

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