Unieuro: per fronteggiare la crisi cede 17,5% capitale

Ristrutturazione infinita nell'elettronica di consumo per le big five del comparto (Media World, Euronics, Unieuro, Trony, Expert Italia).

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Ristrutturazione infinita nel settore dell’elettronica di consumo, le big five del comparto (Media World, Euronics, Unieuro, Trony, Expert Italia) passano per successivi fallimenti e accorpamenti, allo scopo di far fronte a margini sempre più risicati dovuti a feroci campagne di sconti. 

Italian Electronics Holdings (Ihe) ha “completato con successo la procedura di accelerated bookbuilding”. Lo rende noto la società, precisando che “in virtù dell’ammontare delle domande pervenute, ha determinato di variare i termini dell’offerta e di incrementare il numero delle azioni Unieuro oggetto di cessione”, pertanto ha “ceduto a investitori istituzionali 3,5 milioni di azioni ordinarie detenute in Unieuro, corrispondenti al 17,5% del capitale azionario esistente della società, al prezzo di 16 euro per azione”.

Il regolamento dell’operazione è previsto per l’8 settembre 2017. Il corrispettivo complessivo è stato pari a circa 56 milioni di euro. Il prezzo incorpora uno sconto del 7,0% circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Unieuro pre-annuncio. Successivamente alla conclusione dell’offerta, Ieh continua a mantenere una partecipazione di maggioranza relativa nella società, corrispondente al 48% del capitale sociale esistente. L’operazione, inoltre, comporterà un aumento del flottante di Unieuro.

In linea con la prassi di mercato, infine, Ieh ha sottoscritto un impegno a non disporre di ulteriori azioni di Unieuro per un periodo di 90 giorni dalla data di regolamento dell’operazione. Durante tale periodo di lock-up, salve alcune eccezioni in linea con la prassi di mercato e analoghe a quelle assunte in sede di offerta pubblica iniziale di Unieuro, Ieh non potrà porre in essere nessun atto di disposizione delle azioni di Unieuro senza il previo consenso dei Joint Global Coordinators.

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Unieuro SpA opera nel settore dell’elettronica di consumo e nella vendita di elettrodomestici per la casa. Ha un market cap di 345.60 milioni di euro e un P/E ratio molto alto, pari a 29.83. L’azienda ha 470 punti di vendita in Italia, di cui 180 negozi gestiti direttamente e 300 affiliati, oltre alla piattaforma online unieuro.it.

Addio Trony, a Roma chiudono otto negozi

Chiusura Trony, tre arresti a Roma per bancarotta fraudolenta

Bancarotta fraudolenta aggravata. E’ il reato contestato a un imprenditore, a un commercialista e alla diretta collaboratrice di quest’ultimo accusati di “aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio della Gruppo Edom Spa, società titolare dei negozi a marchio Trony di Roma, causandone il fallimento”. Su disposizione del Gip del Tribunale di Roma, militari del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza stanno eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dell’imprenditore A.F., 51 anni, e del commercialista F.D., 50 anni, e un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari a carico della 46enne collaboratrice di quest’ultimo. I tre sono indagati assieme a un quarto soggetto, un altro commercialista, L.M., di 51 anni.

L’operazione, ribattezzata “Cigno nero”, prende nome dall’appellativo, “Cigno” appunto, con cui gli indagati erano soliti riferirsi a F.D., “mente finanziaria” del gruppo, già noto alle cronache poichè “emerso nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale” per i legami con i principali indagati di quell’indagine”. Il dissesto della Gruppo Edom “trae origine – spiegano le Fiamme gialle – dal debito di oltre 100 milioni di euro maturato nei confronti dell’erario e prodottosi a seguito della ingente evasione fiscale contestata alla societa’”. Per tali reati tributari A.F., sempre su ordine della Procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 dai finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro). In conseguenza dello stato di insolvenza, generato dalla grave esposizione debitoria, la società, inizialmente ammessa dal Tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita.

Le indagini avrebbero accertato come i tre, “dopo essersi spogliati di qualsiasi carica societaria, hanno continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati”. Gli uomini del Nucleo speciale di Polizia valutaria, su delega del pm titolare del procedimento, anche attraverso accertamenti bancari e attività rogatoriale con la Repubblica di San Marino hanno ricostruito le condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario e realizzate attraverso “sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) nonché mediante l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici contabili quali la cancellazione tout court di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica”. Nel complesso, attraverso tali operazioni e ulteriori trasferimenti di denaro a società sammarinesi, sempre riconducibili agli indagati, sono stati distratti dal patrimonio della Gruppo Edom circa 9,5 milioni di euro.

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dall’Archivio (giugno 2016):

Il dilagare di vendite sottocosto e promozioni, messe in campo per conquistare e fidelizzare il consumatore, ha il retrogusto amaro di margini sempre più risicati. Per uscire dal tunnel di un business poco redditizio, le big five del comparto (Media World, Euronics, Unieuro, Trony, Expert Italia) puntano a una riorganizzazione della filiera: nuovi formati, location di prossimità, superfici di medie dimensioni ma ad alto traffico, portali di e-commerce tagliati su misura e pick up point per ritirare le merce comprata online.

Il settore vale circa 10 miliardi di euro, 16 mila addetti e quasi 2.000 punti vendita. E potrebbe essere all’alba di una nuova concentrazione di mercato. Tutti gli occhi sono (ancora) puntati sulle prossime mosse di Unieuro, nella doppia veste di preda e cacciatore. Nella primavera del 2015, il fondo di private equity Rhone Capital, che controlla il 70% del capitale della società, ha deciso di valorizzare un investimento che ormai ha una durata decennale e che ha contribuito a far nascere, due anni fa, la nuova Unieuro, dalla fusione con Marco Polo Experti. È tempo quindi di uscire e monetizzare.

Per rilevare l’insegna, che vale 1,6 miliardi di euro ricavi l’anno, si sono fatti avanti diversi fondi, dai francesi di Ardian agli americani di Searchlight, ma le offerte non hanno raggiunto il prezzo richiesto, quantificato in almeno 300 milioni di euro. Del resto il settore arriva da quattro anni di crisi profonda, e si è trasformato in un mercato di sostituzione, dove spesso si acquista per cambiare un prodotto arrivato a fine vita. Per Unieuro, che oltre a Rhone Capital è partecipata da Sgm Distribuzione di Forlì della famiglia Silvestrini (15%) e dagli inglesi Dixons (15%), si annuncia ancora una stagione stand alone ma con i radar ben accesi.

Da un lato proseguono le trattative per la cessione della quota di maggioranza di Rhone Capital, dall’altra si ipotizza una nuova acquisizione per raggiungere una massa critica tale da migliorare l’appeal per l’ingresso di nuovi azionisti o per la quotazione Borsa. Lo conferma Giancarlo Nicosanti Monterastelli, ad di Sgm Distribuzione che mantiene la gestione operativa della catena di elettronica di consumo. «Il mercato – dice il manager – è in netta ripresa. E noi viaggiamo a doppia velocità con 1,6 miliardi di euro fatturato, in crescita del 17% rispetto al 2015, e un ebitda di 66 milioni di euro, una redditività tra le più elevate del settore. Tuttavia il nostro mondo è ancora troppo frammentato, i tre top player arrivano a fatica al 50% del mercato, quando in Gran Bretagna la quota è superiore all’80%. La competizione è talmente serrata che diventa difficile avere buoni margini. Stiamo studiando alcuni dossier per crescere ancora, raddoppiare i punti vendita e diventare leader in Italia».

L’insegna oggi può contare su 463 store, di cui 283 affiliati, e 3.840 dipendenti e il piano di investimenti prevede un ulteriore impegno di 20 milioni di euro nel prossimo anno, suddivisi tra 10 nuove aperture e 20 ristrutturazioni. A cavalcare la ripresa ci sono tutti quei competitor, tutti italiani con l’eccezione dei tedeschi di Media World, che hanno tenuto botta agli anni di crisi. Gruppi stranieri come Darty, Fnac e Dixons hanno alzato bandiera bianca e sono usciti scottati dal mercato italiano. Ma non è escluso l’arrivo di un altro grande player dall’estero.

Magari il gruppo cinese Suning, colosso dell’elettronica di consumo in patria, che potrebbe cogliere l’assist dell’acquisizione dell’Inter per affermarsi anche in Europa come grande catena hi-tech. Intanto chi ha dovuto stringere la cinghia oggi torna a investire. È il caso del gruppo tedesco Mediamarket, guidato dal ceo Joachim Rösges, che ha riorganizzato la sua presenza in Italia, chiudendo 7 megastore e abbandonando l’insegna Saturn per focalizzarsi sul marchio Media World.

Nei conti in bilancio è tornato il sereno: per un fatturato in aumento del 2,3% pari a 2,35 miliardi di euro che ne fanno l’insegna leader in Italia e un utile operativo di 9,2 milioni. Nel corso del 2016 la catena di elettronica ha ripreso il suo piano di espansione con nuove aperture a Verona, ad Arese e nel Sud Italia: Palermo, Brindisi, Foggia. La sfida per tutti è trovare la formula vincente nell’approccio multicanale, in cui l’e-commerce diventa un alleato e non un competitor, e soprattutto trovare nuovi format di vendita, dotati di pick and pay, punti di ritiro della merci comprate online. Accanto ai flagship store dai cataloghi sterminati delle grandi città, spuntano nuovi negozi, meglio se di prossimità, e di medie superfici, intorno a 1.500 metri quadri.

Il tema caldo è andare a cercare il consumatore sotto casa.

Euronics, per esempio, 1,7 miliardi di fatturato, di cui Alessandro Butali è il presidente, ha sviluppato una rete capillare di piccoli negozi (oltre 300 store da 150 a 350 metri quadri) sotto l’insegna Euronics Point. Ma il negozio di prossimità non basta. Per questa ragione uno dei segmenti di mercato più battuti del momento è quello del travel. Se Media World compare nelle grandi stazioni ferroviarie (come in Centrale a Milano), Unieuro ha finalizzato l’acquisizione dei punti venditaDixons negli aeroporti di Linate, Fiumicino e Malpensa.

Trony, insegna di Gre (Grossisti Riuniti Elettrodomestici), 1 miliardo di ricavi, guidata dal direttore generale Stefano Belinghieri, fa capolino nelle stazioni metropolitane, come a San Babila a Milano. Lo store rimane al centro degli affari delle grandi catene ma l’online, anche se in termini di vendita in media non supera il 10% del fatturato, è diventato la stella polare dei consumatori per informarsi e confrontare le offerte.

Euronics, ha sviluppato il suo portale e-commerce in collaborazione con la società torinese Reply mettendo a catalogo 17 mila prodotti, Mediamarket ha lanciato una nuova app che permette di confrontare i prodotti e sapere qual è il negozio più vicino dove sono disponibili, consultare i volantini con le promozioni e di leggere i QrCode. Anche Unieuro spinge sull’acceleratore online: a settembre lancerà il nuovo e-commerce improntato sulla personalizzazione degli acquisti, in grado di cambiare a seconda del target che segue.

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